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Quando la pavimentazione in gomma incontra l’architettura d’interni

Pavimenti in Gomma e l’architettura d’interni, tutto è possibile

Quando nasce la modernità in architettura – oggi sempre più viva e fervida e di certo non in crisi di ispirazione, almeno nel suo aspetto materiale – nasce anche un uso sempre più diffuso delle pavimentazioni in gomma.

Tra gli architetti e designer protagonisti del nostro passato recente in Italia meritevoli per avere collaborato con l’industria alla progettazione e realizzazione di innovative pavimentazioni in gomma, dobbiamo ricordare le figure di Gio Ponti, Ettore Sottsass, Franco Albini e Carlo Mollino; eroi di un mondo ormai lontano che ha lasciato tracce profonde nella storia dell’abitare contemporaneo.

La gomma e la sua estrazione naturale

La storia della gomma tuttavia ha inizio molto tempo prima dell’invenzione della modernità in architettura agli albori del Ventesimo secolo, prendendo piede intorno al 1600 a.C., quando le civiltà mesoamericane cominciarono a estrarre e a lavorare il lattice dall’albero della gomma, Hevea brasiliensis, una pianta appartenente alla famiglia delle Euphorbiaceae.

Nacquero così le prime forme “naturali” conosciute di gomma, impiegate principalmente per attività ricreative, le famose palle da gioco rimbalzanti in gomma di Maya e Aztechi che tanto sbalordirono gli spagnoli, ma anche l’uso di impermeabilizzare tutto ciò che ne avesse bisogno.

Una seria evoluzione di questo materiale dovette però attendere ancora molto tempo, più precisamente quando nel 1839, grazie al processo chimico di vulcanizzazione dello zolfo utilizzato da Charles Goodyear, vennero modificate alcune sue proprietà quali la durata e l’elasticità, creando una forma sintetica del materiale che poteva avere un uso molto più ampio, soprattutto nell’ambito che più stava evolvendosi, cioè quello industriale.

Le piastrelle in gomma con incastro, invenzione unica.

L’impiego più famoso della gomma, qualche decennio dopo, sarà quello degli pneumatici per automobili; prima però si cominciarono a gommare le ruote delle carrozze e si realizzarono i primi guanti medicali ed altre famiglie di prodotti industriali.
Per la storia dell’architettura di interni e in particolare dell’impiego della gomma nelle pavimentazioni, una data fondamentale è quella del 1896, quando venne brevettata la prima piastrella per pavimento in gomma ad incastro da Frank Heyling Furness, un architetto americano che aveva all’attivo la progettazione di più di seicento edifici nella zona di Filadelfia, e noto anche per avere influenzato artisticamente il famoso architetto di Chicago Louis Sullivan. Il brevetto è interessante, di fatto un primo pavimento per interni di produzione industriale; lo stesso disegno degli incastri tra piastrelle è originale e pionieristico.

Tuttavia dovremo attendere sino alla seconda guerra mondiale per avere un impiego della gomma che ne valorizzi le valenze, nonché le rivoluzionarie proprietà nel campo delle finiture per interni e, nello specifico, le pavimentazioni.

Si comincia però già ai primi del Novecento a utilizzare le pavimentazioni in gomma per la giovanissima industria automobilistica, speranza per il futuro delle coeve società e tra i primi e più importanti “motori” di una modernità in costruzione. Queste prime pavimentazioni d’industria traducono maggiormente il concetto di “stuoia” o più in generale di “tappeto” che non quello che diventerà successivamente un vero e proprio pavimento, caratterizzato da continue evoluzioni tecnologiche ancora in corso ai nostri giorni.

Dopo la Seconda guerra mondiale, i pavimenti in gomma cominciano a guadagnare popolarità; ne viene fatto cospicuo uso nei più recenti impianti sportivi, negli ospedali, nelle scuole, nei laboratori artigianali e laddove vengano richieste ottimali caratteristiche di resistenza, di durata, di impermeabilità, di isolamento. Si considerano molto favorevoli anche i requisiti di antiscivolo, antibattericità, e non ultimo un costo sin dall’inizio molto conveniente se paragonato ad altre pavimentazioni per interni.

In Italia molti anni dopo, ma in una fase ancora di costruzione di una matura modernità, tra le tante grandi opere importanti abbiamo senz’altro la famosa metropolitana di Milano linea 1, progettata da architetti straordinari per l’epoca e, credo, straordinari anche se volessimo confrontarli con il nostro presente. Lo sviluppo di questo mirabile progetto lo dobbiamo agli architetti Franco Albini e Franca Helg e ad uno tra i più grandi grafici di sempre, Bob Noorda. Non mi addentrerò sulle molte qualità di questo ragionato e originale progetto, ma per rimanere nel tema dirò di quanto il pavimento in gomma a bolli colore nero abbia avuto importanza nella buona riuscita e nella popolarità di questa moderna metropolitana, realizzata in ventuno stazioni a partire dal 1964.

gomma a bolle metro milano

La gomma a bolli fu progettata appositamente per questo intervento e brevettata dalla Pirelli con la supervisione dei progettisti, così come altre finiture tra le quali quella parietale in Silipol®, un materiale multiforme composto da sfere di polveri di granito, marmo e cemento che pressate creano una lastra dura, della consistenza di una pietra. Questi materiali nascono dalla mente degli architetti, che seguirono da vicino il processo artigianale/industriale di realizzazione.

La gomma a bolli posata nel pavimento delle storiche fermate metropolitane realizzate nel 1964 è ancora la stessa, quella originale, ed è impressionante la mancanza di usura e la resistenza di un materiale usato per la prima volta in una infrastruttura a elevatissimo tasso d’uso.

Il Boom dei pavimenti in gomma.

Da allora, l’evoluzione dei pavimenti in gomma è parsa inarrestabile, e ancora oggi questi sono protagonisti a prezzi convenienti dell’abitare, rinnovandosi sia nella propria componente tecnologica sia in quella estetica, sempre pronta a ridefinirsi seguendo le molte sfaccettature del gusto contemporaneo.

Oggi i pavimenti in gomma vengono realizzati con materie naturali o sintetiche, anche mescolate, e sempre più con materie di riciclo; tra gli aggettivi che sono stati di recente attribuiti a questo materiale c’è quello di “resiliente”, termine che troviamo in molti ambiti del sapere umano e che nel suo etimo latino, resalio, significa saltare, nella fattispecie su una barca ed alla ricerca della salvezza.

Nel nostro caso si intende “resilienza” una forma di duttilità che nella scienza dei materiali contraddistingue un buon assorbimento della deformazione elastica, di certo presente in questo tipo di pavimentazioni. Dunque, una certa elasticità o “rimbalzo”, che le rende adatte a forti sollecitazioni come quelle di infrastrutture, palestre, ristoranti, garage, scuole, asili, centri commerciali etc. Questi sono soltanto alcuni esempi di spazi in cui vengono impiegati questi pavimenti, ma attualmente il loro utilizzo è pressoché trasversale, persino nelle abitazioni private.

Altre caratteristiche note e a cui si deve il successo di queste pavimentazioni sono il comfort che viene assicurato al camminare, limitando di molto il pericolo di scivolare anche a pavimento bagnato, un’estrema facilità nella pulizia e un’ottima resistenza agli agenti atmosferici, alle sostanze chimiche e al fuoco. Non secondaria è poi la loro caratteristica qualità antibatterica, sicuramente di questi tempi particolarmente apprezzabile.

Per concludere, e soprattutto per chi non lo conoscesse, esiste nella storia dell’architettura italiana del Dopoguerra un meraviglioso impiego dell’uso della gomma nelle pavimentazioni. Si trova ancora una volta nella città di Milano, che in quel momento storico conobbe una evoluzione straordinaria: il grattacielo Pirelli.

grattacielo pirelli pavimento gomma

Il grattacielo è un esempio molto efficace di architettura “promozionale” in Italia. Sorge infatti nel 1956 in un’area importante della città, dopo il bombardamento e la distruzione dell’edificio precedente della Pirelli, e vuole incarnare un’idea di rinascita non solo della Pirelli stessa, ma del Paese. Simbolicamente vuole imporsi come architettura del progresso, superando gli edifici più alti di Milano e in particolare il Duomo. L’edificio, che nel 1977 verrà acquistato dalla Regione Lombardia per farne la propria sede, conosce una fama immediata, dovuta alla qualità del progetto e alla sua originalità formale, nonché alla promozione ad opera dei principali giornali dell’epoca, inclusa un’importante documentazione fotografica di tutte le fasi della cantierizzazione.

Anche in questo caso, vediamo coinvolto un team d’eccezione: Gio Ponti, Pier Luigi Nervi, Alberto Rosselli.
Gio Ponti, con l’aiuto di Alberto Rosselli, disegna con molta attenzione ogni dettaglio degli esterni e degli interni compreso tutto il mobilio e le finiture, e a questo proposito possiamo tornare a parlare di pavimentazioni in gomma per interni, perché anche in questo notevole progetto rivestono un ruolo di primaria importanza.

Anche il Pirellone ha giocato un ruolo importante nelle pavimentazioni in gomma.

Qualche tempo prima, nel 1952, l’architetto aveva pubblicato un suo scritto importante sulla rivista cartacea del gruppo Pirelli dal titolo Tutto il mondo deve essere coloratissimo, in cui descriveva l’importanza del colore nell’architettura d’interni riferendosi in special modo alle pavimentazioni, alla pareti e ai soffitti; immaginava pavimentazioni continue che fluivano per gli spazi domestici, come laghi colorati, e la fantasia prendeva il sopravvento insieme a un ottimismo tipico del momento e alle possibilità concrete che l’architetto aveva di incidere sulla società del tempo.

Per il “Pirellone”, Ponti progettò e seguì nel suo processo, insieme all’ufficio tecnico della Pirelli, una pavimentazione resiliente continua variegata, composta di gomma e linoleum. Una pavimentazione inedita, di un colore giallo acceso con delle “spruzzate” di bianco e grigio scuro, quasi a ricordare il coevo processo della pittura americana dell’action painting, che però se viste da lontano andavano a fondersi, ricordando persino una pavimentazione “innaturale” in marmo. Di certo, anche questa era un’idea forte di progetto, che ancora a distanza di tanto tempo rende unici anche gli interni del Pirellone.

Anche in questo caso, nonostante la grande affluenza di persone negli anni la gomma nelle pavimentazioni ha mostrato la sua efficacia nella durata e nell’assenza di usura,. Purtroppo, con gli accorti interventi di restauro conseguenti all’incidente aereo che coinvolse una parte dell’edificio nel 2002 ne è stata ripristinata solo una parte.

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